Giornico

Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo

È la chiesa parrocchiale, dedicata al Santo patrono dei Longobardi, attestata nel 1210 ma sorta sicuramente attorno al Mille.

Edificio romanico, fu trasformato nel tardo Medioevo in un edificio a tre navate secondo la descrizione (1567) lasciata da San Carlo in occasione in una delle sue visite.

Fu infine ristrutturata nel 1787 per assumere la forma attuale.

A nord della chiesa si trovano un portico, sostenuto da due pilastri che doveva appartenere all’antica chiesa, e il campanile eretto nel 1861.

L’altare moderno, del 1969, spoglio secondo l’uso liturgico attuale, è a blocco e porta un Crocefisso di Remo Rossi.

Nella cappella laterale di sinistra troviamo decorazioni in stucco e un altare del 1760 con la statua della Madonna del Carmelo.

La cappella di destra, dedicata a Sant’Antonio, accoglie l’altare gotico a portelli, proveniente da san Nicola, di chiaro gusto nordico, datata 1517.

Sulla parete a volta del coro tre grandi dipinti di Emilio Maria Beretta (1947): San Michele al centro, Adamo ed Eva a sinistra eLa Sacra Famiglia a destra.

Nella cantoria in fondo alla chiesa il grande organo storico costruito nel 1797 dai Fratelli Chiesa di Milano.

Chiesa di San Nicolao

Ritenuto uno dei maggiori esempi di romanico lombardo del Canton Ticino, edificato nel XII secolo e attestato nel 1202 da una pergamena dell’archivio parrocchiale di Chironico. Dedicata a San Nicola da Bari, ma comunemente detta di San Nicolao, la chiesa, a una sola navata, faceva parte di un monastero dei Benedettini soppresso nel Quattrocento.

La nascita di questo piccolo priorato viene attribuita ai monaci della celebre abbazia di San Benigno di Fruttuaria, tra Biella e Torino, che soprattutto nel XII secolo fecero costruire numerosi conventi nelle zone dei valichi alpini allo scopo di diffondere il pensiero benedettino nel resto dell’Europa.

L’edificio rettangolare rivolto a oriente, con un coro quadrato e un’abside semicircolare e il campanile coronato da un tetto a padiglione, si caratterizza per un’architettura sobria e rigorosa, in cui la struttura muraria risulta raffinata con le pietre squadrate accuratamente disposte a corsi regolari, l’abside profonda e il coro notevolmente rialzato al quale si accede grazie alle due rampe di scale .Sotto si estende la cripta, a tre navate e otto colonne con capitelli scolpiti e variamente ornati di animali fantastici, motivi vegetali e geometrici.

Ai lati del portale principale troviamo due leoni seduti e due altri animali si trovano a breve distanza: si tratta dei bestiari, figure mostruose e fantastiche che nel Medioevo dovevano allontanare gli spiriti maligni e proteggere l’edificio religioso.

Sulla parete nord della navata tracce di un affresco romanico raffigurante l’Ultima Cena; su quella a destra affiorano frammenti di un San Cristoforo e di due santi, probabilmente del XIII secolo.

Il presbiterio è ornato da una serie di affreschi firmati e datati, sotto la finestra meridionale, da Nicolao da Seregno, che nel Quattrocento aveva creato una bottega, molto attiva in tutta la regione. In alto dipinge il Cristo in maestà attorniato dai simboli degli Evangelisti; nella parte inferiore raffigura i Santi Gottardo, Vittore e Pietro e un miracolo di Nicola, vescovo di Mira nell’Asia Minore (diventato secoli dopo “di Bari” perché alcuni marinai trasportarono in quella città i suoi resti): la raffigurazione mostra il Santo con tre ragazzi in una tinozza. Sopra la monofora centrale si osserva una singolare rappresentazione della Trinità: si tratta di un’iconografia che triplica il volto (Trivultus), definitivamente proibita dalla Chiesa nel 1628.

Nell’angolo a ovest della chiesa è conservato il fonte battesimale esagonale romanico del XII secolo, proveniente dalla parrocchiale e per molto tempo usato quale fontana al centro del villaggio. Presenta bassorilievi su quattro lati: croce gemmata, capra, colomba, agnello, nove rose, …

Chiesa di Santa Maria del Castello

È un edificio suggestivo a due navate parallele, costruite in due diversi momenti. La primitiva cappella, forse gentilizia, sopravvissuta alla demolizione del castello, con abside rotonda e un’unica navata a due piani (quella inferiore probabilmente una cripta).

L’impianto della chiesa attuale non corrisponde a quella primitiva, ma è il risultato dell’aggiunta a nord di un’altra navata conclusa con il coro quadrangolare d’inizio Quattrocento.

Nell’abside affreschi di particolare interesse stilistico per opera di un pittore seregnese nel 1448, mentre una pala d’altare posticcia nasconde una Crocifissione. Vi domina il Salvatore in trono, in una mandorla policroma, con la mano destra benedicente mentre la sinistra tiene il libro della vita: Ego sum lux mundi. Poi troviamo i simboli degli Evangelisti, secondo l’iconografia classica: l’uomo, l’aquila, il bue e il leone.

L’interno della chiesa è interamente ricoperto da un interessante soffitto ligneo a cassettoni, datato 1575. All’esterno dominava un affresco, sempre di fine Quattrocento, oggi quasi totalmente degradato, rappresentante San Cristoforo.

Il campanile snello, di stile romanico e a pianta quadrangolare, è situato in posizione dominante.

Qui sono documentate le testimonianze di più momenti storici: il castello feudale, l’ampliamento in un momento di fiorenti traffici con il ducato di Milano, il soffitto espressione dell’arte lombarda.

La chiesa è citata in una pergamena dell’archivio parrocchiale del 1329.

Chiesa di San Pellegrino

Dal Martirologio di Chironico risulta essere stata consacrata il 9 agosto 1427 dal vescovo Rolando.

Isolata dall’abitato, sorge lungo la Via Francisca o Francigena che anticamente saliva la valle lungo la sponda destra, aggirando l’ostacolo della Biaschina e conduceva i viandanti dalla Lombardia alla Svizzera centrale attraverso il valico del San Gottardo. Questo tragitto fu sostituito nel 1560 dalla cavalcabile tagliata nelle rocce della Biaschina e, a partire dal 1830, dalla carrozzabile che segnò il percorso della futura strada cantonale.

La sua costruzione è quindi da collegare con il transito e le sue notevoli dimensioni volumetriche suggeriscono soprattutto la funzione di sosta per i viandanti.

La parte anteriore, in origine porticato grande e aperto, venne poi trasformata in una navata che si aggiunse a quella superiore nel corso del Cinquecento e fu arricchita dagli affreschi di Giovanni Battista Tarilli e Domenico Caresana, da Cureglia, tra cui spicca la scena monumentale del Giudizio Universale (1589).

La facciata rivolta verso la valle fu affrescata con l’immagine della Madonna e gli stemmi delle comunità di Leventina e del canton Uri che esercitava la signoria sulla valle.

La navata superiore, divisa da una grande cancellata di ferro, subì importanti trasformazioni nel periodo barocco e presenta decorazioni pittoriche e a stucco del 1700. Nello stesso periodo venne eretto il campanile (1701).

Sulle pareti affiorano, dallo strato d’intonaco, pregevoli affreschi rinascimentali che, riportati alla luce, palesano una probabile scena della Crocifissione.

L’altare maggiore presenta una pala secentesca raffigurante San Pellegrino e un paliotto in scagliola del 1766. Una nicchia a nord dell’altare contiene la statua del Santo del 1600 ca. mentre il Crocefisso sotto l’arco trionfale è probabilmente databile alla seconda metà del Cinquecento.

Un importante intervento di restauro si verificò nel 1967 voluto dall’AET per sottolineare l’inaugurazione della Nuova Biaschina, il primo impianto idroelettrico interamente del Cantone.

Nelle immediate vicinanza, a sud della chiesa si trova una grotta, sormontata da una cappelletta con l’immagine di San Pellegrino dove, secondo la leggenda, il Santo avrebbe dormito. A nord c’è una piccola sorgente alla quale i devoti di Chironico e di Giornico si recavano, fino agli anni Ottanta, per dissetarsi e bagnare le parti del corpo ammalate nella speranza di guarigione.

Chiesa di San Carlo

Edificata per voto dal popolo di Giornico in ricordo della peste del 1630, quando Federico Borromeo era Arcivescovo di Milano.

Attualmente è adoperata per la Messa feriale.

Chiesa di Santa Maria di Loreto

Costruzione del 1682 voluta da Pietro Pedrini, originario di Chironico, nato a Giornico ed emigrato a Venezia a esercitare la professione di barbiere.

Arricchitosi sia con vincite al gioco sia acquistando bastimenti creduti perduti che regolarmente rientravano in porto, decise di destinare la sua ricchezza a opere di beneficenza. Tra queste anche la chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto, testimonianza di un culto ormai diffusosi in tutta Europa. Attualmente è adoperata per la Messa feriale.

Chiesa di San Giorgio (Santa Maria Maddalena)

Oratorio barocco, a tetto piatto, eretto nel 1678 nella frazione di Altirolo, sorto per un sentimento di riconoscenza per lo scampato pericolo derivante dalla peste del 1630 che a Giornico aveva provocato molte morti. Per questo si è mantenuto il culto di San Giorgio, invocato quale protettore.

Sulla volta del coro e alle pareti rustici dipinti rappresentanti scene della vita dei santi.